Supervisione rivolta ai docenti della scuola primaria di Murta – IC Bolzaneto – Genova

A cura di: Ernesto Curioni, Chiara Lanini.

Finalmente siamo in grado di comunicare ciò che il progetto “Scuola presidio educativo” (OPM-2018-02823) ha consentito di fare all’interno di un istituto comprensivo di Genova, l’IC Bolzaneto: solo alla fine di un percorso di supervisione si può infatti dire da che parte si è andati e verso dove ci si incammina.

Come è andata?

A partire dall’ottobre 2019, grazie ai fondi OttoxMille della Chiesa Valdese, il Centro Studi Riccardo Massa ha avviato un lavoro di supervisione pedagogica con il corpo docente dell’IC Bolzaneto, proseguito lungo il corso dell’anno scolastico 2020/2021. Avevamo deciso di “fare un gesto in più” in un territorio dove avevamo già lavorato e che, a causa di un evento fatale – il crollo di un ponte – era particolarmente affaticato. Per riannodare legami, fortificare una comunità professionale, allestire riflessioni sull’educazione e l’istruzione di bambini e bambine che vivono in un territorio affaticato, abbiamo chiesto dei fondi non ordinari.

Ci siamo trovati a vivere una situazione straordinaria, accanto alle insegnanti, che è stata connotata da tutti i gradi di distanziamento sociale: perché l’anno scolastico 2019/2020 è stato anche il primo anno di pandemia e l’isolamento sociale, prima caratteristica dei territori isolati dal crollo del ponte, è diventata la caratteristica dominante di tutto il territorio nazionale. Noi eravamo lì, accanto alle insegnanti e con loro abbiamo costruito, con i tempi del percorso che di volta in volta abbiamo riformulato in funzione delle indicazioni nazionali su come affrontare la pandemia, uno spazio di riflessione.

La proposta metodologica della clinica della formazione, che contraddistingue il Centro Studi Riccardo Massa, si è infatti rivolta a costruire uno spazio di riflessione sui metodi e le pratiche, a partire dall’esperienza viva e concreta dei docenti, che hanno lavorato, in modo circolare, su fatti, avvenimenti, frammenti della loro esperienza. Questo ha permesso al gruppo di entrare immediatamente nella vitalità delle proprie pratiche, sulle quali insieme ci siamo chinati (klinè=chinarsi), per osservare i dettagli della scena rappresentata, de-costruendone e ri-costruendone i significati in modo dialogico. Questo ci ha permesso di non cedere alla lusinga di scivolare su un più rassicurante piano astratto, generale o teorico e a quella di affidare problemi e soluzioni nelle mani di un solutore, esperto, esterno. La responsabilità e la creatività utili ad immaginare altri modi di guardare e, quindi, di agire è rimasta in capo al gruppo, a chi quelle soluzioni e quei significati dovrà implementare nel proprio quotidiano vivere la scuola. La complessità delle situazioni reali è abitata da contraddizioni, sfumature, dilemmi che rendono il lavoro della formazione affascinante, faticoso e complicato ed è di questi aspetti che la supervisione si deve occupare.

In questi mesi il gruppo è cresciuto e ha imparato ad utilizzare lo strumento della clinica traendone interesse e beneficio, tanto che siamo riusciti a proseguire, seppur in remoto, nonostante il sovraccarico di lavoro on line che i docenti hanno dovuto gestire.

La proposta della supervisione è stata recepita nella sua portata innovativa, rispetto alla più consuete occasioni formative. Le docenti ne hanno evidenziato gli aspetti caratterizzanti e per certi aspetti spiazzanti, soprattutto in riferimento all’aspettativa di avere indicazioni, consigli, prescrizioni su cosa e come fare. È d’altra parte emerso nei feed back come questo tipo di lavoro abbia agito a rinforzo di una competenza imprescindibile per coloro che si muovono in un contesto di estrema complessità quale è la scuola oggi. La capacità riflessiva, critica e meta cognitiva, infatti, sono state richiamate come tratti fondamentali del profilo professionale del docente che, come scrive un’insegnante nel suo report finale, vede la necessità “oramai sempre più impellente, […] di configurarsi come professionista consapevole, riflessivo e in particolar modo metacognitivo, in grado di dar prova e di esibire un’identità sempre più rinnovata e sempre meno convenzionale” declinata come: “disponibilità e tensione ad analizzare, rivedere in modo critico il proprio ruolo, i propri compiti sulla base del contesto sociale di riferimento con cui si deve costantemente dialogare. Ciò, ovviamente, alla luce della considerazione sostanziale secondo cui il requisito che oggi non più essere disatteso da parte di tutto il corpo docente debba essere soprattutto individuato nella “competenza riflessiva”, da intendersi quale conditio sine qua non e garanzia per rendere l’agire didattico il più attagliato possibile ai nuovi bisogni educativi emergenti.” Entrando nel merito del percorso la stessa docente afferma: “Di certo, ciò che in primis ho imparato [...], è che il nostro operato non può assolutamente tradursi nella mera applicazione di prassi educativo- didattiche abitudinarie o di schemi operativi ingabbiati nella tradizione, già preconfezionati, poiché si correrebbe il rischio di fallire a fronte delle nuove emergenze che si presentano quotidianamente in classe. Ma è solo portando alla luce tutte “le teorie implicite” che albergano in ognuno di noi insegnanti (in molti insegnanti come me) e prendendo coscienza del perché si è soliti pensare e agire in modi specifici che è possibile disambiguare “certi impliciti” che governano le nostre azioni educative e didattiche e che spesso sono la causa di comportamenti ripetitivi ed inefficaci, in quanto frutto di mancanza di riflessione.”

Riteniamo che queste parole possano esprimere in modo chiaro, efficace, dal punto di vista dei saperi di chi lo ha attraversato, il senso e la valenza del percorso clinico che abbiamo condiviso, nonché la forza e le possibilità strategiche. La supervisione pedagogica a scuola ha reso visibili e percorribili soluzioni creative, a partire dalla riflessione che è stata avviata: verrebbe da dire che in tempi straordinari, come è stato questo biennio, lo spazio della supervisione pedagogica, reso possibile da fondi straordinari come quello OttoxMille della Chiesa Valdese, è stata una risorsa importante per le insegnanti, cruciale per pensare a come fare scuola in modo significativo e creativo nelle condizioni eccezionali in cui si sono trovate ad operare.

Così è andata all’IC di Bolzaneto dal 2019 ad oggi, dicembre 2021, quando si chiude il progetto Scuola presidio educativo. Pratiche di pedagogia a sostegno di un compito possibile.

Ps - A noi del Centro Studi Riccardo Massa, si consolida una ipotesi di lavoro maturata in anni di progetti di supervisione pedagogica nelle scuole e che questo progetto ha messo in luce anche nelle condizioni “imprevedibili” che hanno contraddistinto questo biennio. E’ possibile “cambiare la scuola” se ogni scuola attiva spazi di riflessione sulle proprie modalità di fare scuola: anche in tempi che si vogliono ordinari, ha sempre più senso costruire una scuola che abbia spazi per pensare e aver cura della qualità dell’esperienza scolastica che produce. Spazi abitati da docenti, famiglie, studenti, comunità; spazi finanziati in modo ordinario, spazi che in modo situato, contrastano la povertà educativa e allargano il campo di esperienze degli alunni e delle alunne, arricchiscono il loro presente e ne sostengono il futuro.

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