Che scuola stiamo costruendo oggi? Che qualità dell’esperienza scolastica perseguiamo e con che strumenti? Come si interseca la costante attività didattica con pratiche e sperimentazioni che fruiscono di tecnologie per l’apprendimento (congegni e dispositivi tradizionali e innovativi, o come più correntemente si dice oggi con fixed and mobile device)? Che senso acquisisce l’esperienza scolastica per i suoi protagonisti, che cosa smuove? E ancora, quale tasso di inclusività mette in campo per consentire a ciascuno di apprendere a partire dalle proprie differenze?
Queste sono le domande che guidano il disegno di ricerca-supervisione commissionato dal Comune di Bergamo, che ha come oggetto specifico da perseguire l’individuazione di una serie di indicatori della qualità dell’esperienza scolastica contemporanea. Il progetto ormai avviato utilizza una modalità di azione nelle diverse realtà scolastiche cittadine in grado di orchestrare una polifonia di voci tra i protagonisti diretti e indiretti della scuola, interessati a mettere a fuoco i significati e gli effetti formativi delle tecnologie vecchie (i libri, la lavagna, ecc.) e nuove (media, lim, ecc.), e ingaggiati nella ricerca come testimoni di una comunità interessata ad una scuola sempre più “buona”, in un contesto sociale e culturale pressato da una necessità di radicale ripensamento e di intensa e necessaria trasformazione.

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