Questo è un testo che proviene dall'esperienza sul campo e a questa intende poi rimandare, con metodo, preparati. Suo riferimento teorico è in particolare il volume Dentro il lavoro educativo. Pensare il metodo, tra scenario professionale e cura dell'esperienza educativa, di Cristina Palmieri (in questa stessa collana, 2018) di cui rappresenta il versante più pratico, applicativo.
Una volta studiate le scienze dell'educazione e compresi i riferimenti pedagogici, ci si ritrova infatti "in situazione" educativa non sapendo che fare. Mancano indicazioni pratiche rispetto a quella particolare con-dizione e non c'è "un" manuale a prescrivere tutto ciò che si dovrebbe fare, mossi peraltro dall'idea di dover far bene. Solo che se anche un tal manuale esistesse, finirebbe per valere per non poter essere utilizzato! Perché non c'è manuale che possa includere ogni età, ogni problema, ogni tempo e luogo, ogni condizione.
I metodi nascono e muoiono, o meglio le loro intuizioni chiedono volta per volta una traduzione e dunque invitano al necessario tradimento. Eppure qualcosa al fondo delle pur diversissime esperienze educative permane. Come "un'estetica della formazione", termine ripreso da Riccardo Massa a cui questo testo rimanda.
Intenzionalmente disposto in agili capitoletti, per la maggior parte di due pagine soltanto, il testo si rivolge agli educatori professionali, ma anche a quelli che pur sapendo, desiderano comprendere i motivi per i quali "facendo" si ottengono determinati effetti, alcuni certamente attesi, altri meno. Si offre come tale alla riflessione comune di chiunque sia professionalmente implicato in ruoli educativi e, con un po' di attenzione dovuta al linguaggio specifico, può esser agilmente consultato anche da chi opera nel volontariato educativo.

Lo scenario in cui operano oggi le professioni educative è complesso. Educatori, insegnanti e pedagogisti sono bombardati da richieste spesso impossibili: erogare prestazioni efficienti ed efficaci, risolvere situazioni difficili. Al contempo, sono travolti da un pregiudizio diffuso, che genera un clima di disagio e conseguenti sentimenti di inadeguatezza e frustrazione. Non solo. Il mondo intorno ai servizi educativi è radicalmente cambiato: pratiche educative consolidate sembrano non reggere di fronte alle emergenze che irrompono a scuola o nei servizi. Così, il disorientamento professionale è palpabile.
Come fare, allora, educazione con professionalità? Serve ritrovare il senso del lavoro educativo, ma anche ridefinire le condizioni che lo rendono fattibile e significativo. Riappropriarsi pedagogicamente del "metodo" e dei suoi significati può rappresentare una strada utile a contenere il disorientamento professionale, individuando modalità di pensiero e di azione adeguate ad abitare la problematicità delle situazioni educative senza operare riduzionismi. Muovendo da una ricostruzione delle modalità con cui il metodo è stato pensato e praticato nella cultura occidentale, il testo accompagna educatori e pedagogisti nel pensarlo come costrutto complesso, ritrovandone il valore nella possibilità di combinare rigore e ascolto delle situazioni, e approfondendo disposizioni professionali che consentono di aver cura dell'esperienza educativa, rispettandone la contingenza, la problematicità e l'imprevedibilità.

ilDispositivo

La formazione è un processo che pervade con modalità formali e informali le nostre esperienze: ognuno di noi, senza distinzioni, ha sperimentato processi formativi da educando, molti li rivivono nella posizione opposta di educatori, insegnanti, formatori. Parallelamente sempre più spesso la formazione viene presentata come risposta strategica a questioni di attualità come l'inclusione sociale, la competitività e l'innovazione, l'occupazione, non solo giovanile.
Benché la formazione sia un elemento costitutivo e ineliminabile della vita di ogni persona, quanto la si conosce come oggetto di un sapere rigoroso?
Il testo indaga la complessità delle dimensioni implicate nei processi formativi e argomenta una risposta alla domanda su "che cosa educa e produce degli effetti formativi" a partire dalla proposta di Riccardo Massa, filosofo dell'educazione e pedagogista tra i più radicali del dibattito pedagogico italiano. La riflessione di Massa individua nel concetto di "dispositivo educativo" la possibilità di leggere la formazione in modo rigoroso e senza riduzionismi, un modo originale ed efficace per pensare e agire l'educazione in modo critico e consapevole.

Manuela Palma, pedagogista e dottore di ricerca in Teoria della formazione e Modelli di ricerca in Pedagogia e Didattica, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione "Riccardo Massa" dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha alternato attività di ricerca e formazione in servizi socio-educativi e scolastici tramite l'approccio di Clinica della formazione ad attività di ricerca e consulenza formativa all'interno delle organizzazioni. Per FrancoAngeli ha pubblicato Soggetti al potere formativo. Per una pedagogia clinica e critica (2016).

Soggetto

È possibile parlare di formazione facendo a meno del soggetto? Il discorso filosofico del Novecento ha operato una profonda critica del concetto di soggetto togliendo all'uomo ogni certezza identitaria. L'uomo è stato descritto come illusione prospettica, come feticcio, come volto sulla sabbia. Quali rischi comporta per il discorso pedagogico e per le pratiche educative ricorrere a tale concetto?
Se il concetto di uomo è un elemento irrinunciabile per parlare di formazione, questo lavoro propone di problematizzarlo per cogliere aspetti spesso impensati della proposta pedagogica che lo contiene. In questa prospettiva l'uomo, da presenza scontata, diviene occasione di riflessione critica capace di illuminare le dimensioni normative e di potere delle pratiche formative. Il testo mette all'opera questa ipotesi analizzando il soggetto implicito della Clinica della formazione e offre a educatori, formatori e insegnanti possibilità di ripensare i propri discorsi e le proprie pratiche al di là del soggetto.

Manuela Palma, pedagogista e dottore di ricerca in Teoria della formazione e modelli di ricerca in pedagogia e didattica, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane per la formazione "Riccardo Massa" dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha alternato attività di ricerca e formazione presso servizi socio-educativi e scolastici tramite l'approccio di Clinica della formazione ad attività di ricerca e consulenza formativa all'interno delle organizzazioni.

materialità

Che rapporto c’è tra materialità e azione educativa? Chi o che cosa agisce nelle pratiche che quotidianamente danno forma ai mondi sociali e materiali dell’educazione professionale?

Il volume di Alessandro Ferrante si confronta con quest’ordine di problemi facendo riferimento a tre linee di ricerca che portano in primo piano la trama materiale dell’educazione: la clinica della formazione, l’actor-network theory e il postumanesimo. Grazie a questi approcci diviene possibile guardare alla materialità dei processi formativi come a un campo relazionale ibrido, dinamico e complesso, caratterizzato da un intreccio di elementi eterogenei, umani e non-umani. Il testo si rivolge agli studiosi di scienze sociali e a tutte le figure professionali che ogni giorno si immergono nel groviglio materiale di discorsi, documenti, corpi, spazi, oggetti, forze, affetti che rende ogni evento educativo unico e irripetibile.

News

  Si é concluso oggi, 6 luglio, nell'austera cornice di Villa di Breme Forno, sede "staccata" del campus Bicocca, la terza edizione del Master PROFESSIONE EDUCATORECompetenze cliniche per progettare...

17 aprile 2018, un'occasione per celebrare degnamente l'aniversario l'incontro il programma della giornata l'esito in testo di tanta ricerca      

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