Un discorso pedagogico forte e vivo, cioè capace di mantenere e rendere operante il nesso tra "fare educazione" e "pensare pedagogicamente l''educazione", appare oggi una necessità epocale. Il CSRM riconosce la propria identità in tale spazio di transito e connessione, e i suoi compiti nell''attivare e mantenere aperto il rapporto circolare tra dove "si fa" e "si vive" l''educazione e dove l''educazione "può essere pensata ed elaborata" in una teoria della formazione. Nel crocevia tra speculazione e operatività, il clinico -infatti- riafferma la sua specificità scientifica: riconoscere, guardare e nominare per poter pensare l''educazione. Si tratta di comprendere l''educazione in tutta la sua complessità, senza sommergerla e confonderla nell''esperienza vitale e/o senza ridurla in letture pedagogiche parziali e unilaterali. È qui, in gioco prima di tutto, una curiosità culturale e un''istanza di studio.

La costruzione di competenze educative, lo sviluppo di professionalità pedagogiche, la progettazione, il governo e la valutazione dei processi formativi non possono fondarsi sulla padronanza di tecniche specifiche, sull'enfasi di una delle componenti dell'educazione, sulla specializzazione delle architetture contenutistiche o metodologiche e neppure sull''affinamento solo della conoscenza delle dinamiche personali, interpersonali e del sistema delle relazioni messe in campo. Non la sola consapevolezza e maestria in singoli aspetti e componenti del lavoro educativo garantisce un''autentica competenza pedagogica. Essa risiede, per Riccardo Massa, nel saper padroneggiare il dispositivo strategico complesso dell''educazione, il che significa saper/poter progettare, istituire, allestire e gestire un campo d'esperienza finzionale. Tale esperienza affonda certo le radici nella vita e ad essa torna, ma non ha la drammaticità e l''irreversibilità di quest''ultima; si apre come spazio protetto e provvisorio d''avventura possibile. Da questo punto di vista il professionista dell''educazione non è riducibile né ad un esperto di comunicazione o delle relazioni, né ad un progettista curricolare o di tecniche animative o di strategie d''insegnamento anche se tutte queste componenti ed altre ancora sono essenziali al suo lavoro. Si tratta di puntare ad una figura professionale alta, capace di progettare, realizzare e presidiare le condizioni in cui può avvenire l''esperienza educativa. La pedagogia, allora, non sarà più la teoria che prescrive come debba essere la buona educazione, ma è la scienza che studia come l''educazione avviene: comprende quale sia la struttura elementare e profonda dell''agire educativo, per individuare e conoscere il dispositivo agente nelle situazioni educative. Solo tale conoscenza è la premessa su cui costruire prospettive di progettazione educativa, indicazioni metodologiche per l''azione educativa in tutti i contesti delle professioni formative

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